Intervento

E. Marino: Nella Costituzione le ragioni di una sinistra non subalterna a destra e populismo

Premesso che penso che con la Grecia sia stato commesso un errore gravissimo già molto tempo fa, mi pare che questa vicenda sia il classico esempio di un caso in cui due torti non fanno una ragione.

di Eugenio Marino,  pubblicato il 7 luglio 2015 , 673 letture
Costituzione Italiana  Costituzione_italiana
Premesso che penso che con la Grecia sia stato commesso un errore gravissimo già molto tempo fa, mi pare che questa vicenda sia il classico esempio di un caso in cui due torti non fanno una ragione. 
Sono state un errore la rigidità e l’inflessibilità economica che hanno spinto la Grecia nell’angolo in cui si trova oggi; è stato un errore la mancanza di coraggio dei socialisti europei del PSE, troppo concentrati anch’essi sulle questioni nazionali; è stato un errore quello di Tsipras e i suoi di indire un referendum (anche se poi il risultato potrebbe – e me lo auguro davvero – scuotere positivamente l’Europa). 
E sbaglia chi oggi parla di “sovranità nazionale”, di “ripristino della democrazia” e di “sovranità del popolo”. Povero popolo, quanto sei strattonato! 
È vero, gli stati sono sovrani, come è sovrano il popolo che si esprime democraticamente. Ma attenzione, proprio la sovranità dei singoli stati europei e le decisioni a livello europeo tra singoli stati e in assenza di un governo federale hanno portato alla situazione attuale, nella quale i più forti hanno la meglio. 
Alla sovranità degli stati e alle decisioni dei singoli governi nazionali sulla situazione greca ed europea, non credo si dovesse rispondere con la sovranità del popolo greco attraverso un referendum. Perché? 
Perché si tratta di materia sovranazionale ed europea, dove vi sono altre sovranità nazionali e altri popoli sovrani. Cosa succederebbe, infatti, se Merkel e Hollande indicessero nei loro paesi lo stesso referendum greco, chiedendo ai loro concittadini se si deve accettare quel compromesso che i greci hanno bocciato e i loro popoli rispondessero con un “si”? 
Altri due popoli sovrani, di due stati sovrani dell’Europa, avrebbero detto il contrario (e con egoismo…) di quanto ha detto il popolo greco. Non sarebbe anche quella sovranità popolare e democrazia? Dunque…? In assenza di un unico Governo europeo bisognerebbe andare a una mediazione tra governi europei: esattamente ciò che è stato fatto (bene o male) fino alla vigilia del referendum. 
E poi, oggi – soprattutto come Sinistra – siamo felici perché è il popolo che si è espresso contro “questa Europa”: “il popolo è sovrano”, “la Grecia ha ripristinato la democrazia” ecc.. 
Bene, ma teniamo anche conto che altri popoli (quello francese, quello olandese), attraverso i referendum nazionali, qualche anno fa hanno bocciato il Trattato per una Costituzione europea, regalandoci “questa Europa” di stati nazionali in contrapposizione e dove la parte del leone la fanno i più forti. 
Dunque, non è con risposte nazionali, con referendum nazionali, che si risolvono i problemi sovranazionali ed europei: non lo è stato qualche anno fa con la Costituzione europea e non lo è oggi col referendum greco. Ma proprio con la cessione della sovranità nazionale e, fino a quando non c’è quella, con la politica e la mediazione al rialzo tra i governi. 
Non è un caso, infatti, se la nostra Costituzione, “la più bella del mondo” diciamo sempre e giustamente a Sinistra, nell’art. 75 non ammette il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. 
I padri costituenti tifavano per la Politica, con la P maiuscola.  
Mi preoccupavo quando Francia e Olanda indicevano referendum “emotivi” sulla Costituzione europea (e soprattutto mi preoccupavo quando la Sinistra di Francia e Olanda tifava per il “no” a quella Costituzione) e mi preoccupo oggi. Mi auguro, comunque, che il voto di Atene venga colto per quello che è: non un “no” all’Europa o all’Euro, ma un’occasione per costruire finalmente un’altra Europa, un’Europa politica con un unico governo federale. 
Ancora una volta, quindi, preferisco guardare alla nostra Costituzione anche per ritrovare le ragioni di una Sinistra (di un PD di Sinistra) che, nel duello Merkel-Tsipras, non faccia il tifo per la forza di uno Stato nazionale (la Germania) che si impone sugli altri o per la debolezza di un altro Stato nazionale (la Grecia) che come reazione alla forza usa il populismo. 
Vorrei una Sinistra non subalterna culturalmente né a Merkel né a Grillo. Da questi due errori, non arrivano soluzioni giuste per la Grecia e si sfascia l’Europa, soprattutto quella che dobbiamo ancora costruire.
La Sinistra, deve essere quella che sa assumersi la responsabilità (e ha la forza per farlo) di una scelta politica che non sia dettata solo da esigenze di bilancio o da interessi nazionali e di parte. Deve essere quella che si fa promotrice di un nuovo ideale europeo. 
Così come è stato fatto per l’euro, serve almeno un gruppo di Paesi promotori che sottoscriva accordi di governi sovranazionali prima degli altri, senza rifare l’errore che fecero le sinistre che governarono l’Europa negli anni ’90, da Blair a Schroeder. Ma dov’è, in Europa, questa Sinistra? È in Italia, in Francia, nel PSE? Dove?
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