Intervista

Gentiloni: "Dialoghiamo con Mosca, ma restiamo al fianco degli alleati"

"L'ingresso dell'Ucraina nella Nato non è una prospettiva realistica. La ferita aperta dalla crisi ucraina va rimarginata, applicando gli accordi di Minsk, nell'interesse strategico dell'Europa e, a mio avviso, anche della Russia"

di Paolo Gentiloni,  pubblicato il 8 giugno 2015 , 1171 letture
Paolo Gentiloni Festa
L'Italia è sì un interlocutore dialogante e privilegiato della Russia ma senza arretrare di un passo dal fronte comune occidentale delle sanzioni imposte dopo l'inizo della crisi Ucraina. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni chiarisce al Corriere della Sera la natura del ruolo che l'Italia ha con Mosca, nel giorno in cui si tornerà a parlare di Ucraina, al G7 di Elmau in Baviera: "I russi sanno bene che l'Italia non scarta rispetto alle decisioni della Ue o a quelle prese di comune accordo con gli Usa. Piuttosto è una voce influente che oltre a tenere il punto sull'Ucraina, insiste nel tenere aperto un canale di dialogo con Mosca. Non credo che alla Russia interessi tanto che l'Italia rompa con i suoi alleati, anche perché sa che non accadrà".

"L'Italia - prosegue il ministro - è consapevole e soddisfatta del rapporto privilegiato" che "viene dalla constatazione che l'Italia fa la sua parte al fianco degli alleati europei e americani con coerenza e fermezza, ma al tempo stesso non vuole chiudere il dialogo con Mosca. E' una linea politica che ha una storia. E' dagli Anni Sessanta che l'Italia accoppia fedeltà e lealtà con i suoi alleati a un rapporto speciale, intenso anche sul piano economico, con la Russia. Queste due cose insieme giustificano l'idea delle relazioni privilegiate. La cosa più interessante è che né loro, né noi lo intendiamo come rapporto che rompe con le nostre alleanze tradizionali".

Gentiloni sgombra il campo dagli equivoci, per quanto riguarda la priorità per Mosca: "Credo che la Russia vada rassicurata su un punto e cioè che l'ingresso dell'Ucraina nella Nato non è una prospettiva realistica", e aggiunge, rispondendo alle accuse espresse da Putin di atteggiamento aggressivo dell'Allenza, ricordando che "fa parte della sua natura" che "la Nato difenda i propri confini. La ferita aperta dalla crisi ucraina va rimarginata, applicando gli accordi di Minsk, nell'interesse strategico dell'Europa e a mio avviso anche della Russia".

Il titolare della Farnesina è fermo nello smentire "la ricostruzione che il presidente Putin fa della vicenda ucraina, come di un mix tra accerchiamento, complotto e golpe. Qualcosa sicuramente non ha funzionato nel rapporto con la Russia, quando si era alle soglie del Patto di Associazione tra Ue e Ucraina. Ma la crisi dipende completamente dalla reazione di Mosca, sia con l'annessione di fatto della Crimea, sia con il sostegno ai separatisti del Donbass. Questo riguardo al passato. Quanto al futuro, tutto dipende da Minsk. Purtroppo la tregua rimane fragile. E il freno di Mosca ai separatisti va dimostrato nei fatti. Molto resta ancora da fare su cessate il fuoco, ritiro delle armi pesanti, separazione delle parti, scambio dei prigionieri. Tuttavia so bene che la leadership ucraina è attesa a un compito difficilissimo: difendere contemporaneamente l'integrità del proprio territorio, fare le riforme economiche e costituzionali. La Russia deve sapere che l'Ue spinge perché ciò sia fatto".

"Oggi è inimmaginabile (che il G7 torni G8 con la Russia). Finché non si risolverà la crisi ucraina è difficile ricostruire. Ma in futuro puo' ridiventare possibile", conclude.
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