Rassegna stampa

Parente: "Sui call center c'è ancora molto da fare. Ora una cabina di regia"

"Durante la discussione della legge di stabilità sono arrivate molte segnalazioni dal settore. Ho presentato un emendamento contro gli effetti distorsivi della concorrenza da parte di aziende che entrano sul mercato rispetto a quelle già presenti, e quindi più forti". Iintervista ad Annamaria Parente di Irene Botta - Il Rottamatore

di Annamaria Parente,  pubblicato il 20 marzo 2015 , 1455 letture
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Una vita nella Cisl e da qualche anno prestata alla politica, Annamaria Parente, dopo aver animato la formazione politica del PD, mandando in pensione le “scuole di partito” modello prima repubblica, è tornata ad occuparsi di temi di lavoro, in parlamento.

Senatrice Parente, andando a rileggere i lavori parlamentari e cercando “call center”, si scopre che lei è tra quelli che hanno mostrato una certa attenzione verso il tema. In particolar modo, lei aveva capito in anticipo le conseguenze negative che gli sgravi fiscali alle nuove assunzioni a tempo indeterminato, introdotte con l’ultima legge di stabilità, avrebbero sul comparto. Ed ha provato a fare proposte alternative. Vogliamo ripercorrere brevemente la storia del suo impegno su questo punto e delle proposte che ha presentato?

"Nel corso della discussione in Senato della legge di stabilità 2015 sono arrivate molte segnalazioni dal settore dei call center. Approfondendo ho capito la delicatezza della questione e ho deciso di occuparmene. Ho subito presentato un emendamento contro gli effetti distorsivi della concorrenza e di possibile dumping da parte delle aziende che entrano sul mercato rispetto a quelle che sono già presenti e quindi più forti, maggiormente organizzate e con migliaia di lavoratori stabilizzati a tempo indeterminato e che, però, non godono di alcuno sconto contributivo. Per questo proponevo che, per i call center la de contribuzione fosse limitata ai full time e spalmata in più anni. In questo modo avremmo tenuto gli incentivi ma avremmo evitato vantaggi competitivi immediati che sono distorsivi della concorrenza."

Guardando alle vicende delle ultime settimane, si può dire che i fatti abbiano confermato le sue preoccupazioni. Analizzare la vicenda della commessa palermitana, recentemente riassegnata da Wind ad Almaviva, ci ha infatti aiutato a mettere in luce alcune delle problematiche del comparto dei call center.
I lavoratori ed i sindacati ci hanno parlato delle gare al massimo ribasso, dei rischi connessi alle delocalizzazioni, della necessità di rilanciare i servizi offerti per adeguarli all’evoluzione dei tempi, ma in cima a tutto hanno messo proprio il problema delle decontribuzioni sui nuovi assunti e del modo quella norma possa creare distorsioni del mercato e della concorrenza.


"L'obiettivo del mio emendamento era proprio questo! Evitare i rischi che lei paventa per i lavoratori e per le imprese che sono nel mercato da anni. La mia iniziativa ricalca lo spirito del Jobs Act: incentivare i contratti a tempo indeterminato e sostenere le aziende che stabilizzano i propri lavoratori. Purtroppo la discussione della legge di stabilità in Senato è stata molto convulsa ed il testo è andato direttamente in Aula, senza che la commissione potesse finire il suo lavoro sul merito delle questioni. Insomma la mia proposta non è stata bocciata e la vicenda non è chiusa."

Quindi lei pensa che una modifica della norma sia sempre possibile? Pensa di riprendere la questione in mano prossimamente? Se sì, in che contesto?

"Si, certo. Continuerò ad occuparmi della vicenda e a proporre la modifica dell’attuale normativa in tutte le sedi possibili. Per esempio una prima occasione sarà il parere che il Parlamento è chiamato a dare sui decreti attuativi del Jobs act."

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