Rassegna stampa

Orlando: "Lenti sulla corruzione per colpa di Forza Italia"

"L'avvicinamento con i grillini? Su questioni di interesse generale è salutare, l'unica maggioranza a geometria variabile che ho visto è stata quella dell'Ncd sulle trivelle"
Intervista al ministro della Giustizia Andrea Orlando di Francesco Grignetti - La Stampa

di Andrea Orlando,  pubblicato il 6 marzo 2015 , 1446 letture
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II ministro della Giustizia, Andrea Orlando, Pd, è un ligure poco incline alla retorica. Eppure stavolta, a proposito dei reati ambientali, approvati due giorni fa dal Senato e ormai in dirittura d'arrivo, dice: «È una svolta storica».

Al Senato, però, slitta ancora la legge anticorruzione e non viene fuori il testo del falso in bilancio.

«La maggioranza nella sostanza è compatta e i ritardi sono legati all'ostruzionismo di Forza Italia. Per il falso in bilancio, come ha detto il ministro Boschi, è questione di poco. Capisco poi che ogni slittamento possa essere considerato un rallentamento, ma è stato deciso che l'Aula se ne occuperà a partire dal 17 marzo. Una settimana in più non è la fine del mondo, specie se si lavora bene costruendo anche i passaggi successivi. È inutile l'approvazione in un ramo del Parlamento se poi si ferma tutto dall'altra parte, come è accaduto proprio con i reati ambientali».

Ecco, ministro, è addirittura un svolta da definire storica?
 

«Può sembrare una frase roboante, ma voglio spiegare perché: l'ambiente diviene un bene giuridico da tutelare; non più una mera tutela dell'igiene pubblica. Ne discende che i reati ambientali diventano delitti.
Erano semplici contravvenzioni, con pene minime, tempi di prescrizione veloci, strumenti di indagine inadeguati».

L'opinione pubblica è rimasta sconcertata dal caso Eternit, e non solo. Siamo di fronte a disastri ambientali, bonifiche miliardarie, morti, processi. E poi tutto finisce nel nulla.

«Appunto. Rendiamoci conto che quando è stato elaborato il codice penale, il concetto di ambiente nemmeno esisteva. Il caso Eternit ha reso evidente a tutti che le fattispecie erano davvero superate. Il disastro ambientale da delitto di condotta, valido solo al momento del fatto con la prescrizione (peraltro troppo limitata) che scatta al momento della chiusura della fabbrica, diventa un delitto di evento, dove contano gli effetti di lungo periodo».

Può assicurare che non ci saranno più tragiche beffe come quella di Casale Monferrato? 

«Il paradosso giuridico era che tutti questi reati fossero considerati minori. E si punivano allo stesso modo sia le violazioni formali, sia i danni irreparabili all'ecosistema».

Chiamate il mondo delle imprese a responsabilità nuove. Temete reazioni? 

«È verissimo che dalle imprese ci attendiamo uno scatto in avanti. Anche in termini di previsione sul lungo periodo. Troppe volte abbiamo visto produzioni che hanno mostrato il loro potenziale distruttivo troppo tardi con costi umani e ambientali inaccettabili. Non vogliamo però inviare esclusivamente un messaggio punitivo. Abbiamo previsto un sistema premiale per cui, nei casi più lievi, quelli che prevedono contravvenzioni, si può operare un ravvedimento, bonificando l'ambiente, e così estinguendo il reato; nei casi di danno grave come l'inquinamento o peggio il disastro ambientale, chi si ravvede potrà godere di uno sconto di pena.
L'inquinatore, però, rischia grosso in termini di pene e anche di risarcimenti e confische patrimoniali. Accogliendo un emendamento del M5S abbiamo stabilito che i proventi delle confische debbano essere vincolati alle bonifiche».

Il pensiero corre a Taranto. La nuova legge sarà applicabile anche in questo caso? 

«A tutte le realtà nelle quali è necessario reperire risorse per il risanamento. Siccome le confische sono considerate misure di sicurezza, possono essere anche retroattive».

Sui delitti ambientali, ministro, si è vista una convergenza tra maggioranza e grillini. Così pare accadere anche sulla prescrizione, in discussione alla Camera. Siamo alla vigilia di nuove maggioranze? 

«Guardi, io sono lieto che ci sia una larga convergenza su alcuni provvedimenti di interesse generale come possono essere gli ecoreati o la corruzione. Nessuna maggioranza variabile, quindi, ma dialogo con tutti.
E su quanto accaduto alla Camera nei giorni scorsi, il cosiddetto strappo sulla prescrizione, non sottovaluto, ma neanche drammatizzo. Sono convinto che sia soltanto una questione di misura, visto che i punti di intesa sono molti più di quelli di dissenso e che la maggioranza è d'accordo sul principio che in alcuni reati contro la pubblica amministrazione occorrano tempi più lunghi di prescrizione. Troveremo la quadra. Se devo dirla tutta, però, l'unica prova di maggioranza variabile in un provvedimento approvato dall'aula l'ho vista al Senato quando Ncd ha votato contro il governo assieme a Forza Italia e al M5S sull'emendamento che riguardava le trivellazioni, a mio avviso fuori contesto».


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