Rassegna stampa

Cofferati: "Pronto a scendere in campo in Liguria"

Ci vuole discontinuità la Regione è in crisi. Sbagliato fare le primarie a ridosso del Natale.
Intervista a Sergio Cofferati di Giovanna Casadio - La Repubblica

di Sergio Cofferati,  pubblicato il 4 novembre 2014 , 1989 letture
sergio cofferati  cofferati
«Entro la fine della settimana decido se candidarmi alle primarie». Sergio Cofferati, l`ex leader della Cgil che portò in piazza 3 milioni di persone in difesa dell`articolo 18 nel 2002, dice di essere tormentato sulla scelta di correre in Liguria, sua terra d`adozione dove vive da anni, per la carica di "governatore". Cofferati in campo è la rivincita della sinistra dem nelle primarie per le regionali della prossima primavera, miccia di scontri nel partito.

Cofferati, allora si candida in Liguria?

«Ci sono molte sollecitazioni perché lo faccia. Ci sto pensando, però nel giro di pochi giorni deciderò. È indispensabile che scadenze delicate come quelle elettorali avvengano con la linearità del caso e con i tempi necessari per definire le scelte».

Quindi, entro quando decide?

«Entro la fine della settimana, sabato o domenica. Credo sia giusto dare una risposta».

È una sfida a Renzi e ai renziani?

«No. Penso che questa Regione stia vivendo una vera e propria emergenza, che riguardala sua economia e di conseguenza anche la messa in discussione della coesione sociale del territorio Questa emergenza porta a caricare le elezioni regionali di una tensione e di una aspettativa in più».

Con una sua candidatura le primarie sono inevitabili?

«Le primarie sono già state decise. Trovo sbagliata la scelta della data, che è il 21 di dicembre, praticamente la domenica di Natale. Non mi pare una scelta oculata. Spostarle dal 21 all`11 di gennaio non cambierebbe nulla. Ma l`11 gennaio rappresenterebbe un segno di rispetto per i cittadini che, a pochi giorni dal Natale, sono impegnati nel costruirsi qualche ora di serenità».

Pensa ci voglia discontinuità nell`amministrazione ligure?

«Si. Il modello economico ligure è in crisi verticale, perché lo schema di qualche decennio fa, che vedeva nel superamento dell`industria primaria e della sua sostituzione con attività a forte contenuto tecnologico e forte capacità di innovazione, si è oggettivamente arenato. Dunque bisogna ripensare non soltanto ai pur gravi problemi idrogeologici, che hanno rappresentato il dramma di questi ultimi tempi, ma ancora prima il tema complessivo del lavoro e dei luoghi in cui il lavoro si incardina, siano essi quelli industriali o siano essi quelli dei servizi».

Il nodo lavoro-articolo 18 si ingarbuglia?

«Sono due le priorità assolute: una riguardalo sviluppo e la crescita - senza una politica fatta di robusti investimenti pubblici in grado di stimolare anche gli investimenti dei privati, l`economia non tornerebbe a crescere e dunque non ci sarebbe nuovo lavoro. L`idea che l`occupazione si crei con la flessibilità del mercato del lavoro è un`idea priva di fondamento e smentita dai fatti degli ultimi anni. Il secondo grande tema è quello del rilancio delle attività produttive. Un suggerimento a Renzi. Penso sarebbe utile che il governo stabilisca insieme ai suoi interlocutori, cioè imprese e rappresentanze dei lavoratori, quali sono le materie sulle quali negoziare con loro, quali quelle sulle quali si confronta per raccogliere le loro valutazioni e quelle di cui li informa, fissando anche i tempi e le modalità di questi confronti».

Comunque il decisionismo renziano manda in soffitta anche le primarie in vista delle regionali della prossima primavera?

«No, perché le primarie si fanno. L`unica accortezza è che siano primarie contendibili e di non farle, come potrebbe capitare in Liguria, in una data che crea difficoltà ai cittadini. Occorrono attenzione e un po` di rispetto per gli elettori».

Fonte: La Repubblica

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