Rassegna stampa

Almeno la «zona Uefa» per il trasporto locale

Il trasporto pubblico è uno dei «dualismi» che spaccano la nostra penisola e ne ostacolano uno sviluppo equilibrato, sul piano sociale e territoriale. Ecco perché chiudere la forbice, e superare il gap tra queste «due Italie», dovrebbe costituire un`ossessione per qualunque governo
Daniele Borioli e Marco Filippi, Senatori PD - L'Unità

pubblicato il 24 febbraio 2014 , 1777 letture
Le cronache raccontano ogni giorno di migliaia di pendolari, costretti a fare i conti con ritardi, soppressioni di corse, vagoni freddi (o roventi d`estate) e sporchi, servizi igienici luridi o fuori uso, comunicazioni inesistenti o intempestive.

La maggior parte di questi «fanti dell`Italia che si muove» è fatta di studenti e lavoratori. Attori sociali che tutti i leader politici pongono al centro delle loro attenzioni e dei loro programmi, nei quali non manca mai il riferimento alla centralità del lavoro, della scuola, della formazione. Ora, a tanto conclamata «centralità» si contrappone lo sguardo distratto, talvolta assente, verso una parte rilevantissima della vita di chi studia e lavora: quella trascorsa in viaggio, negli spostamenti tra casa e lavoro o tra casa e scuola, e viceversa. 

Il quadro del trasporto pubblico locale espone le tinte del disagio, che in aree via via crescenti assumono le tonalità fosche del vero e proprio, sempre più intollerabile, dissesto. Evidente nello stato del trasporto ferroviario regionale, esempio lampante di «federalismo per abbandono». Il «fronte del ferro» restituisce l`immagine di un`Italia a due velocità: quella delle frecce rosse, bianche e argento, che proiettano il nostro Paese nella modernità; quella dei treni dei pendolari, che arranca nei territori della marginalità e dell`incipiente rischio di depressione. 

Il trasporto pubblico è, insomma, divenuto a pieno titolo uno dei «dualismi» che spaccano la nostra penisola e ne ostacolano uno sviluppo equilibrato, sul piano sociale e territoriale. Ecco perché chiudere la forbice, e superare il gap tra queste peculiari «due Italie», dovrebbe costituire un`ossessione per qualunque governo. In gioco non sono non solo la qualità della vita di milioni di persone, la qualità dell`ambiente urbano e del nostro eco-sistema. Un trasporto pubblico locale efficiente, capillarmente diffuso, in grado di trainare nelle dinamiche della modernità i centri medi e minori, dove sono insediati distretti industriali e sistemi produttivi territoriali, tesori del paesaggio dell`arte e della cultura, è infatti leva essenziale per il recupero di competitività del Paese. 

Ma qual è il grado di consapevolezza oggi vigente circa questa palese priorità tematica? A giudicare dalle varie «agende di governo» si direbbe non troppa. E ciò nonostante le buone intenzioni e qualche positivo fatto messo in cantiere dal ministro Lupi. Quasi che il cattivo funzionamento dei servizi riguardasse solo chi li gestisce e li usa e non l`efficienza del nostro sistema economico-sociale. Il trasporto pubblico locale, la necessità di rivisitare e attualizzare gli strumenti che lo governano, dal decreto legislativo 422 del 1997 ad oggi, sono perciò il focus del lavoro che abbiamo avviato in Senato: certo per produrre in tempi brevi un modello di riforma da portare in discussione, ma anche per richiamare l`attenzione su una priorità trascurata. Che questo lavoro (un convegno di alto livello, già svolto e orientato a inquadrare i problemi, uno già programmato per le prossime settimane, per entrare nel merito delle proposte) si intrecci ora con l`avvio del nuovo governo, può costituire un`opportunità in più.

Nelle prime tracce dei suoi intendimenti programmatici, Renzi insiste molto su scuola e occupazione. Ci auguriamo non dimentichi che il trasporto pubblico è parte sostanziale, costitutiva delle stesse opportunità di chi studia e lavora. Vedere il tema, se non proprio in cima alla classifica, almeno in «zona Uefa», sarebbe già un bel passo in avanti.
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