Posizione PD

Fondazioni lirico-sinfoniche. La proposta del Partito Democratico per uscire dalla crisi

pubblicato il 25 luglio 2013 , 2812 letture
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La crisi del sistema lirico italiano, basato sul modello delle Fondazioni di diritto privato ex Decreto Legislativo 367/1999, ha chiaramente assunto le dimensioni e le caratteristiche di una crisi strutturale. L’indebitamento complessivo del sistema, confermato dal Ministro Bray, si aggira tra i 300 e i 350 milioni di euro. Il modello di gestione delle Fondazioni Lirico – Sinfoniche non ha permesso di conseguire nel tempo gli obiettivi che avevano costituito la premessa della loro trasformazione da enti pubblici non economici in soggetti di diritto privato: efficienza della gestione, aumento delle capacità produttive, orientamento e realizzazione di politiche del lavoro adeguate alle esigenze culturali e produttive, creazione di una sana partnership pubblico-privata per il sostegno, la promozione e la diffusione della lirica e del balletto. Inoltre, non è stata affrontata la questione fondamentale che attiene alla missione pubblica affidata a questi teatri all’interno di un sistema musicale complesso.

Con questi presupposti e a fronte della progressiva diminuzione delle risorse del FUS (passato dai circa 530 milioni di euro del 2001 a poco più di 399 milioni per il 2013 secondo lo stanziamento di previsione esposto in Tab. C - Legge di Stabilità 2013), l’indebitamento delle 14 FLS italiane è cresciuto, stratificandosi nel tempo. Nel quadro normativo dato dal D.Lgs. 367/99 si è inserito il D.L. 64/2010 (noto come Legge 100 o Legge Bondi): una riforma solo parziale che mirava a realizzare il risanamento delle FLS limitandosi ad affrontare le questioni contrattuali e sindacali per uscire dalla gravissima crisi finanziaria e di liquidità delle Fondazioni stesse. La Legge Bondi, infatti, stabilisce uno “statuto speciale” per le FLS particolarmente virtuose per rilevanza internazionale, capacità produttive, rilevanti introiti da bigliettazione e cospicui apporti da soggetti privati. 

Neanche la Scala di Milano, nonostante la sua unicità sia per radicamento culturale che per il favorevole contesto economico e sociale del proprio territorio, può ragionevolmente tenere il passo con tali parametri. Dunque, il testo Bondi di fatto non affronta la crisi del sistema lirico nazionale. Per questa ragione il Partito Democratico e i suoi Gruppi parlamentari delle VII Commissioni di Camera e Senato si sono opposti alla Legge Bondi e alle soluzioni inadeguate in essa contenute per fronteggiare e risolvere lo stato d’emergenza della lirica italiana. Il Governo Monti - a scadenza di Legislatura e dopo che il percorso di attuazione della Legge Bondi era stato di fatto bloccato anche grazie all’opposizione del PD - ha riattivato il percorso del regolamento di attuazione della Legge 100, prevedendo, tra l’altro, un impegno finanziario degli Enti Territoriali per il sostegno delle FLS pari a quello dello Stato, pena il declassamento delle Fondazioni allo status di Teatro di Tradizione. Ciò avrebbe comportato il trasferimento di circa il 90% degli oneri della gestione delle FLS declassate sui bilanci delle Regioni.

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