Proposta programmatica

Noi, il Partito e la democrazia

Documento approvato dall'Assemblea delle donne democratiche - Napoli il 17 e 18 febbraio 2012 -

pubblicato il 17 febbraio 2012 , 2885 letture
Com'era immaginabile il nostro è stato un ragionamento molto vivace e sebbene le linee di fondo sono in gran parte condivise vi sono state, da parte delle oltre venti donne intervenute, accenti diversi sulle grandi questioni. Provo a fare una sintesi sugli elementi principali che hanno visto una grande convergenza di ragionamento.
Siamo ovviamente partite dai numeri che vedono ancora una presenza decisamente non soddisfacente delle donne nelle istituzioni di tutti i livelli e nei partiti, con una criticità maggiore al Sud.

E se il Pd riesce a conseguire risultati più apprezzabili degli altri partiti, seppur ancora molto lontani dal suo principio fondativo del 50 e 50 nella rappresentanza istituzionale, quando ci spostiamo in casa nostra, ovvero nella struttura del corpo del partito, i risultati sono ancora decisamente modesti.

La prima riflessione largamente condivisa è che il problema, dunque, debba essere spostato su un terreno squisitamente politico e culturale, prima ancora che sulla legge elettorale e sulle norme da applicare per favorire il raggiungimento di una democrazia paritaria nelle sedi istituzionali. Quasi tutte abbiamo condiviso che pure una legge elettorale buona, e a noi favorevole, non sarà sufficiente se non viene aggredito in maniera chiara questo deficit interno di cultura politica interno.
Il ragionamento come è ovvio attiene all'intero sistema e a tutti i partiti, ma noi avvertiamo la responsabilità e il dovere, essendo il primo partito in Italia ed essendo un grande e moderno soggetto riformatore, di partire da noi, dal partito democratico, per poi avere l'ambizione di guidare la trasformazione dell'intero sistema.

Molte hanno sottolineato che questa oggi, oltre ad essere una giusta e imprescindibile questione di democrazia, rappresenta la più grande opportunità per una vera riforma e un profondo rinnovamento dei partiti e dell'intero sistema politico.
Ma come lavorare verso questo obbiettivo? E' evidente innanzitutto che seppur le responsabilità principali stanno in mano agli uomini, che rivestono i principali ruoli di direzione all'interno della struttura del partito, dal gruppo è emerso chiaramente che il carico di lavoro per raggiungere l'obiettivo di una reale presenza paritaria nei partiti, gravi sugli uomini ma anche su noi donne, seppur appunto con quote di responsabilità diverse.

Alle donne spetta il compito di esercitare una nuova e ritrovata soggettività femminile recuperando autonomia, libertà, audacia. Insomma rifiutando pratiche facili di omologazione e di cooptazione ricostruendo una propria forza e la capacità cosi di agire il conflitto necessario. E' evidente che su questo terreno conterà molto la scelta delle singole donne di stare dentro un processo di questo tipo e il numero delle donne che farà questa scelta. Il compito più gravoso su questo piano spetta proprio alle attuali classi dirigenti femminili e deve quindi andare nella direzione di costruire condivisione su questo processo riuscendo anche dando vita ad alleanze e reti con donne esterne ai partiti. Sarà necessario per questo apparire come una forza credibile e coerente fino in fondo.

Il compito che spetta invece al gruppo dirigente del partito nella sua interezza è essenzialmente garantire il rispetto delle regole che ci siamo dati nel momento della nostra fondazione. Il punto infatti non è solo scrivere nuove regole. Condividiamo tutte che quelle che ci siamo date, che prevedono il principio di una presenza paritaria, siano abbastanza avanzate , tra le migliori nello scenario italiano e sicuramente quelle più vicine ai modelli europei, ma lo scarto tra le regole e le pratiche e quindi tra le regole e i risultati è ancora troppo alto.

Per questo chiediamo coraggio e maggiore determinazione all'intero gruppo dirigente del partito nelle sue diverse articolazioni, centrali e periferiche. E' necessario prevedere sanzioni e li dove ci sono già, soprattutto, applicarle. L'esempio dei ricorsi fatte dalle donne della Campania e dalle donne della Puglia rispetto ad alcune giunte, anche di nostri sindaci, ci deve far riflettere sulla nostra incapacità di applicare le norme interne, che pur esistono. Siamo state costrette a ricorrere ai TAR . Abbiamo vinto: le giunte prima interamente maschili sono state costrette a inserire delle donne. Siamo convinte che questo risultato potrà aiutarci a dissuadere altri sindaci a fare scelte di questo tipo, ma siamo altrettanto convinte che arrivare a soluzioni del genere, oltre a costarci un pò di risorse, che sinceramente avremmo preferito investire in altro modo, rappresenti la sconfitta della politica.Invece è da qui che noi vogliamo le risposte giuste , proprio dalla politica, e non ci possiamo rassegnare a non averle.

Sappiamo che questo talvolta può costare anche la perdita di qualche pezzo di consenso e di radicamento nei territori ma crediamo che ne valga la pena e non solo per noi, non solo per le donne, alla lunga i benefici ricadranno sull'intero partito riuscendo così a recuperare su un terreno di coerenza, di credibilità di rinnovamento e quindi anche di efficacia della nostra proposta politica.
Insomma noi, come pure diceva ieri Maurizio Migliavacca, concludendo il nostro gruppo di lavoro, vogliamo più partito e non meno partito, un partito però partecipato, radicato su i territori, aperto moderno Per questo siamo intenzionate a rinnovarlo e metterci dentro le nostre energie e le nostre battaglie, perché siamo convinte che se riusciremo su questo terreno, certo le donne avranno registrato una vittoria, ma sarà tutto il partito, il nostro partito, ad aver fatto complessivamente un passo in avanti, divenendo un partito più moderno, più democratico, più giusto e per questo più in sintonia con quanto dentro e fuori da esso si muove.

Questo sarà di sicuro anche un partito in grado di saper scegliere con criteri e metodi nuovi le proprie classi dirigenti, che oltre a recuperare autonomia dal circuito istituzionale, dovranno essere scelte in base a merito, competenza, limpidezza e capacità di rappresentare al meglio la proposta politica del partito sui territori, rinnovando e recuperando così anche le distorsioni delle modalità con cui talvolta, purtroppo, si costruisce il consenso, specie nel mezzogiorno. Se riusciremo su questo ambizioso ma possibile processo di rinnovamento allora anche il problema del deficit di rappresentanza nelle istituzioni potrà essere affrontato con maggiore efficacia e maggiore probabilità di ottenere il risultato.

In questo quadro è evidente che qualsiasi sia il sistema elettorale per i diversi livelli, lo strumento della preferenza unica è uno strumento che crediamo faccia male alla buona politica e di sicuro penalizza le donne.
Fa male alla buona politica perché, come pure abbiamo visto dai dati, in alcuni territori, specie al sud, contribuisce a costruire un partito che diviene la somma dei principali raccoglitori di consenso appanandone la proposta politica, non favorendo, anche per questo, la partecipazione delle donne alle competizioni: Con questo sistema infatti si aumentano fino a livelli insostenibili, specie per le donne, la competitività tra i singoli e i costi delle campagne elettorali.Li dove dunque è prevista la preferenza unica (nei comini e in molti consigli regionali) la nostra proposta è quella, per altro già presentata dalle nostre deputate e senatrici, di adottare il sistema della doppia preferenza di genere.

In questo senso è necessario l'impegno del partito di portare a casa nel più breve tempo possibile questa proposta di legge continuando a supportare il lavoro prezioso delle nostre parlamentari e costruendo in parlamento le necessarie alleanze. A questo va poi aggiunto l'obiettivo di fare in modo che tutti i nostri gruppi nei consigli regionali (almeno in quelli che vengono eletti con il sistema della preferenza unica) si impegnino a cambiare la legge adottando il sistema della doppia preferenza.

Rispetto poi alla proposta di modifica della legge elettorale per il parlamento sappiamo che partiamo da una buona base, che è la nostra proposta ufficialmente depositata ai lavori parlamentari. Li come Pd abbiamo previsto la presenza del 50% delle donne nelle liste dei collegi e nella quota proporzionale. Adesso dobbiamo lavorare per fare in modo che, nella mediazione con le altre forze politiche, questo aspetto venga salvaguardato e lavorare per costruire le migliori condizioni per ottenere, anche sul risultato delle donne elette e non solo su quello delle donne candidate, significati passi in avanti Questo almeno per la parte relativa ai collegi dove non vi è automaticità di risultato, a differenza invece della quota proporzionale dove il 50% di donne candidate con il metodo dell'alternanza significa quasi automaticamente il 50% delle donne elette, fatto salvo poi un ragionamento dei capilista sul quale pure è necessario un impegno che vada in questa direzione. Rispetto ai collegi l'esperienza francese ci dice che è possibile fare un lavoro anche sul risultato.
Una buona occasione per rafforzare questo percorso, può essere l'attuazione dell'art 49 della cost., sapendo di dover affrontare l'orientamento, forse non del tutto favorevole, della corte costituzionale che sugli obblighi di risultato continua ad avere riserve.
Per questo ci pare indispensabile inserire nella proposta alla quale stiamo lavorando anche la questione della democrazia paritaria tanto nel partito quanto nelle nostre rappresentanze istituzionali.

Del resto il principio democratico a cui fa riferimento la cost crediamo che possa ben riguardare anche questo aspetto oltre che la necessaria trasparenza della gestione delle risorse e l'obbligo di prevedere strumenti tesi a favorire la partecipazione e la condivisione alle scelte, a partire dalle primarie. Quindi premialità e penalità in base al numero di donne elette.
E infine sulle primarie un'ultima considerazione.

Tutte condividiamo che siano uno strumento utile che in ogni caso va rivisto e registrato e meglio disciplinato, meglio se con una legge. Regole più chiare preventive e trasparenti. Vanno bene sicuramente per le cariche monocratiche. Una riflessione ulteriore sarebbe necessaria per la selezione dei componenti delle assemblee elettive in modo particolare per gli organismi di direzione interni al partito.

In ogni caso non possono e non devono mai rappresentare strumenti di battaglia o di rese dei conti interne al partito e nemmeno l'abdicazione della funzione politica di una classe dirigente, chiamata sempre a esercitare la sua funzione salvaguardando le scelte che premino merito, competenze, trasparenza, la maggiore coesione possibile interna e soprattutto la qualità della proposta politica e la sua credibilità.
servizi

Argomenti

dillo ai tuoi amici

Inserisci le email separate da una virgola  
il tuo nome  
la tua email  
un breve messaggio  
 
L'utente, nel premere il pulsante "invia", dichiara di aver letto e approvato l'informativa sul trattamento dei dati.