Posizione PD

Riforma degli Enti Locali

Nota del PD su Regioni, Province, Comuni

pubblicato il 15 febbraio 2012 , 8187 letture
codice autonomie
Paragrafo 1 Il PD forza riformatrice, non conservatrice

Il PD farà la sua parte – oggi che aspetti essenziali della riforma istituzionale sono oggetto di iniziative del Parlamento e del Governo – con spirito dinamico e costruttivo, senza alcuna remora difensiva o di conservazione dell'esistente.

Abbiamo i titoli per farlo. Per il contributo dato alla modernizzazione delle Istituzioni, in particolare con la Riforma del Titolo V e con le 'leggi Bassanini'; e perché sappiamo che la ricostruzione del Paese passa anche da una Pubblica Amministrazione più trasparente ed efficiente. il PD è pronto.
Oggi è urgente accelerare, con tutti gli strumenti possibili, la costruzione di un potere pubblico nazionale e locale che sia semplificato, alleggerito e libero da duplicazioni.
Solo così, mettendo al centro il cittadino e le sue domande, esso sarà davvero rappresentativo e autorevole.

Ridisegnare l'Italia delle Istituzioni, al centro e nel territorio, sarà un modo perché esse aiutino la ripresa e la ricostruzione civica e sociale del Paese, svolgendo il ruolo che assegna loro la Costituzione.
Verso le autonomie locali e regionali si è sviluppato un indiscriminato e ingeneroso attacco che finisce per occultare quanto esse contino per gli investimenti, la tenuta dei servizi, le esigenze della coesione.
Per contrastare la campagna anti-autonomistica è però indispensabile che i progetti di riforma, nel segno dell'innovazione e della modernizzazione, si facciano concreti e diventino rapidamente legge. Pena l'ulteriore discredito che ricadrà sul Parlamento, sui partiti, sulla democrazia italiana.

Paragrafo 2Lavoriamo ad un disegno complessivo ed organico di riforma

Il PD continuerà a battersi perché si realizzi un organico e coerente processo di riforma del sistema istituzionale, che riguardi tutti i suoi rami e incida su tutte la cause di inefficienza ed opacità.
Tutti i livelli istituzionali sono chiamati in causa, nessuno escluso.
La consuetudine a considerare al riguardo solo il comparto delle autonomie territoriali è sbagliata e fuorviante. Gli spazi di risparmio e di miglioramento operativo non è affatto minore nei livelli statali, quelli che hanno sede a Roma e quelli dislocati sul territorio, benché se ne parli assai meno.

La piattaforma di una organica riforma istituzionale locale è stata più volte illustrata e sostenuta dal PD, dopo essere stata formalmente assunta – nei suoi principi essenziali – in varie assemblee nazionali del partito.
Essa si fonda su alcune idee-forza principali, che qui richiamiamo in estrema sintesi: a) varare il Senato delle Autonomie, sede di confronto e compensazione dei poteri territoriali e superamento effettivo del bicameralismo;
b) ridurre le sedi statali e ministeriali sul territorio, riorganizzandole in parallelo al riordino delle Province;
c) superare il pulviscolo comunale, incentivando fusioni, unioni, gestioni associate dei servizi locali;
d) dar vita alle Città metropolitane, senza ulteriori incertezze e rinvii;
e) riformare le Province e costituire un nuovo Ente intermedio, più vasto e dalle funzioni di coordinamento e gestionali selezionate;
f) eliminare la pletora di enti, agenzie e consorzi, riconducendoli nella competenza diretta dei Comuni e delle nuove Province;
g) qualificare le Regioni nella loro funzione legislativa e programmatoria, trasferendo tutti i ruoli di gestione amministrativa agli Enti locali.

Questa piattaforma potrà anche realizzarsi in progress, ma va sempre tenuta presente come esigenza e vincolo di organicità e coerenza.

Paragrafo 3Il disegno delle nuove Province

Con la legge 214/2011, approvata dal Parlamento, e con l'articolo 23 in particolare, viene disegnato un nuovo profilo delle Province italiane: ente di secondo livello, con funzioni limitate all'indirizzo e coordinamento, governato dai Sindaci del comuni interessati.
Il PD aveva presentato, nell'autunno 2010, una proposta di legge che delineava un percorso diverso, basato sulla riorganizzazione delle Province e su una loro sostanziale riduzione di numero.
Il dettato legislativo vigente chiama i partiti ad un inedito sforzo costruttivo.

IL PD valuta con grande attenzione il quadro nuovo: pur nella sua indubbia complessità attuativa, esso può rappresentare una svolta concreta.
Vanno certo sciolte le contraddizioni e le ambiguità dell'articolo 23, da molte parti sollevate. E vanno acquisiti alcuni elementi indispensabili alla costruzione di un secondo livello che funzioni.
In particolare:
• una chiara definizione delle funzioni delle nuove Province,quelle di 'indirizzo e coordinamento' e quelle di gestione di servizi di area vasta, distinguendo quindi nel modo più netto possibile quelle che spettano al Comune singolo e quelle che posso essere esercitate solo nella sede unitaria;
• la chiarificazione dello spazio e dei limiti che spetteranno alle Regioni per integrare, ove lo volessero, le funzioni provinciali fondamentali con altre da esse delegate, sulla base del loro specifico rapporto con gli Enti locali;
• l'individuazione, da parte di Stato e Regioni, della mappatura delle ‘aree vaste' cui corrisponderanno le nuove, più ampie, dimensioni delle nuove Province, attraverso un processo graduale che va ben organizzato e governato;
• la precisazione degli aspetti connessi ai sistemi elettorali, con la scelta dei criteri concernenti l'elettorato attivo e passivo e il rapporto Sindaci-Consigli, nonché le norme che consentano una relazione democraticamente garantita tra questi ultimi e tra le maggioranze e le minoranze nei singoli territori.

Assolutamente cruciale sono poi le questioni relative:
• al varo delle Città metropolitane, viste come snodo della relazione tra dimensione urbana e area vasta, tra città e Regione;
• al forte investimento da fare – anche come incentivi finanziari e legislativi – sull'associazionismo comunale e la gestione associata dei servizi, onde evitare che le deleghe delle ex-Province siano affidate a Comuni impreparati, perché frammentati;
• alla coerente collocazione del nuovo Ente intermedio di area vasta nella Costituzione, risolvendo limpidamente il tema della sua specifica e diversa natura. La soluzione più logica appare qui quella del mantenimento della nuova Provincia in Costituzione, per garantirne le funzioni proprie ed evitare sbandamenti verso neocentralismi regionali o verso la frammentazione municipale, in una posizione diversa da quella di Comuni e Regioni.

Paragrafo 4 Il compito riformatore che spetta oggi alla politica

Il PD lavora convintamente a far sì che le finestre di opportunità esistenti oggi in Parlamento siano pienamente e utilmente sfruttate.
I passaggi fondamentali sono oggi rappresentati dall'approvazione definitiva della Carta delle Autonomie e dai lavori del Comitato ristretto della Commissione Affari Costituzionali della Camera.

Esistono le condizioni per un esito positivo largamente condiviso, specie se verranno assunte e coerentemente risolte le questioni di ordine costituzionale e di architettura amministrativa fin qui richiamate. L'occasione non va persa.
La riforma delle Province, in particolare, abbisogna di decisioni urgenti anche per evitare il caos amministrativo che può nascere nella fase di transizione. A tal fine Governo e gruppi parlamentari dovranno valutare l'iter più proficuo e certo, agganciandosi al Codice delle Autonomie o stralciando da esso le norme relative alla Provincia a seconda di quale sia la via migliore ad ottenere il concretizzarsi delle modifiche attese.

Il PD starà in campo per portare in fondo le riforme in corso. La nostra azione vuole dare esito alla diffusa aspettativa di nuovi assetti e, in pari tempo, dimostrare che la politica fa il suo dovere fino in fondo. Non è sospesa né silente.
C'è un insidioso tentativo di dimostrare l'inutilità dei partiti e del loro ruolo, oggi che opera un governo 'tecnico'. Lo si sconfigge portando a casa le riforme necessarie e mature. E così si dà forza ad un'idea di nuova e buona politica, di democrazia avanzata e concreta.
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