Posizione PD

Il Pd per il contrasto alla corruzione e al malgoverno e per la promozione dell'etica pubblica

Documento approvato dalla Commissione Sicurezza nell'ambito dell'Assemblea nazionale del PD, riunita a Roma il 4 e 5 febbraio 2011

pubblicato il 28 aprile 2011 , 3521 letture
Premessa
L’Italia vive, ormai da troppo tempo, le conseguenze di un assetto politico ed istituzionale instabile, segnato da una crisi del rapporto fra politica e società,  dal conflitto e dal mancato equilibrio fra poteri dello stato, da elementi degenerativi dell’etica pubblica.
Vi è quindi il tema complessivo della promozione di  una nuova  credibilità della politica delle istituzioni, di una riforma degli assetti istituzionali e dello stesso sistema giudiziario, della  promozione di un etica della responsabilità che, a partire dalle competenze,  promuova serietà, rigore e sobrietà. 
Il Partito Democratico è chiamato quindi ad un’iniziativa che promuova nelle istituzioni e nella società un nuovo civismo, il senso dello Stato e della solidarietà e della promozione dell’interesse collettivo del nostro Paese, richiamandosi al più che mai attuale art. 54 della Costituzione (“i cittadini a cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore”)
In questo quadro, a partire dal contesto in cui operiamo, diventa fondamentale promuovere alcune azioni, rivolte alla messa a punto del contesto legislativo, della vita degli enti locali, delle stesse regole del nostro Partito. Seguono alcune note volte ad avanzare indirizzi per una proposta su questi temi che, arricchita dalla discussione negli organismi dirigenti del PD e sul territorio, possa essere realizzata attraverso l’iniziativa delle diverse espressioni del nostro Partito.
In particolare seguono
A: una riflessione sullo stato dell’arte delle leggi ad personam e dell’uso improprio delle ordinanze di protezione civile. Si tratta di strumenti che il Governo Berlusconi ha messo in campo e che stravolgono la certezza del diritto, l’utilizzo di corretti procedimenti amministrativi e promuovono, nei fatti, l’abuso e l’arbitrio nella pubblica amministrazione. Un insieme di provvedimenti che vogliamo cancellare.
B: alcune proposte relative al contrasto dei fenomeni di corruzione, mediante la messa a punto di previsioni normative che comportino  una maggiore e più efficacie deterrenza.
C: una serie di provvedimenti in materia di pubblica amministrazione con una ipotesi di lavoro specifica sui revisori dei conti.
 D: le azioni che il Partito Democratico potrebbe assumere come proprie iniziative, che vadano oltre quanto espressamente previsto dalle leggi, per promuovere sobrietà, rigore e serietà nella politica e nella pubblica amministrazione. In questo modo, a partire da quanto già previsto nel Codice Etico del Partito, potremo praticare concretamente nella vita del PD l’idea della politica e dell’etica pubblica che proponiamo al Paese
A1)  Leggi “AD PERSONAM”
Per ‘legge ad personam’ si intende un atto normativo avente forza di legge (legge, decreto-legge, decreto legislativo) emanato al fine (esclusivo o meno poco importa) di favorire gli interessi di una o più persone determinate. In quanto tale, la legge ad personam contraddice la natura stessa della legge, che dovrebbe rivolgersi alla generalità dei cittadini per realizzare il bene comune ed avere un contenuto appunto generale e astratto da interessi individuali. 
Pertanto, quand’anche presentano un contenuto condivisibile, le leggi ad personam violano il principio di eguaglianza in quanto introducono discipline modellate appositamente su situazioni individuali e specifiche, realizzando un trattamento di favore nei confronti dei rispettivi beneficiari e strumentalizzando a fini individuali le istituzioni e in particolare gli organi titolari della funzione legislativa, con un vero e proprio abuso di potere..
Qualora poi le leggi ad personam abbiano (come accade per quelle votate dai vari Governi Berlusconi) anche un contenuto non condivisibile, esse certamente contrastano anche con altri principi o interessi, quali ad es. la corretta amministrazione della giustizia e l’accertamento dei reati e dei colpevoli (v. legge Cirielli sulla prescrizione, legge Cirami sul legittimo sospetto, legge sulle rogatorie internazionali, legge Pecorella sull’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento); la tutela del risparmio e della trasparenza del mercato (riforma del falso in bilancio); il pluralismo dell’informazione in relazione alla proprietà delle reti televisive (decreto salva-Rete, 4 legge Gasparri) etc.
Tale strumentalizzazione del potere e della funzione legislativa si è concretizzata, durante i vari Governi Berlusconi, in una serie di leggi che hanno favorito le imprese controllate dalla famiglia del Presidente del Consiglio, ovvero ne hanno consentito il proscioglimento per varie ragioni (prescrizione, sostanziale abrogazione della fattispecie di reato contestata) o, ancora, hanno reso pressoché impossibile la celebrazione del giudizio penale, creando vere e proprie prerogative immunitarie (lodi Schifani e Alfano, legittimo impedimento).
Un sommario elenco di queste norme ad personam (che ovviamente esclude quelle in itinere come il processo breve, le intercettazioni, il lodo Alfano costituzionale, la riforma del processo penale, ovvero quelle la cui approvazione, pur tentata, è stata poi abbandonata, come nel caso dell’emendamento blocca-processi):
Rogatorie internazionali (l. 367/2001): tale legge ha fortemente limitato l possibilità di utilizzare in giudizio prove acquisite mediante rogatoria internazionale (è il caso del processo “Sme-Ariosto 1” per corruzione in atti giudiziari)
Depenalizzazione del falso in bilancio (l. 61/2002): tale legge delega e il relativo decreto legislativo hanno radicalmente modificato la disciplina del falso in bilancio e di reati societari connessi, limitando in misura significativa l’area del penalmente rilevante, in particolare attraverso l’introduzione di soglie di punibilità (al di sotto delle quali il reato, appunto, non è punibile) e la trasformazione di molte fattispecie di pericolo in reati di danno che quindi presuppongono la prova di un evento lesivo e non più soltanto dell’esposizione a pericolo dei beni tutelati (il risparmio). Tale riforma a consentito, nei processi “All Iberian 2” e “Sme-Ariosto2”, di pervenire a un prosciogliento di Berlusconi perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”. Tali norme sono state sottoposte al vaglio della Consulta e della Corte di giustizia UE, che tuttavia non hanno potuto dichiararle illegittime perché ciò avrebbe comportato in un caso un’ingerenza nella discrezionalità politica del legislatore e, nell’altro caso, perché ciò avrebbe determinato l’applicazione di norme più restrittive nei confronti degli imputati del giudizio a quo, il che contrasta con i principi sanciti dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri
“Legge Cirami” (l. 248/2002): tale legge ha introdotto, fra le cause di ricusazione e trasferimento del processo per “legittima suspicione”, anche il “legittimo sospetto sull’imparzialità del giudice”, con una formulazione che evidentemente si presta a facili strumentalizzazioni. Non a caso, tale disposizione è frequentemente stata invocata dalle difese di Berlusconi e Previti nei giudizi che li hanno visti imputati)
 “Lodo Schifani” (l. 140/2003): ha introdotto una causa di sospensione dei processi nei confronti delle cinque più alte cariche dello Stato – tra le quali il Presidente del Consiglio  - estensibile anche ai reati extra-funzionali. Tale legge è stata dichiarata incostituzionale in parte qua, tra l’altro, per violazione  del principio di eguaglianza, dalla Corte costituzionale 
Decreto-salva Rete 4 (l.. 352/2003): tale provvedimento ha introdotto una norma ‘ad hoc’ per consentire a Rete 4 di continuare a trasmettere in analogico
“Legge Gasparri” (l. 112/2004): tale legge, mediante l’istituzione del SIC (“Sistema Integrato delle Comunicazioni”), ha ampliato il numero di canali televisivi suscettibili di essere concessi a un singolo soggetto (così da evitare la riduzione del numero di concessioni in favore del gruppo Mediaset)
Condono edilizio nelle aree protette (l. 308/2004): la legge ha reso il condono edilizio applicabile anche alle zone protette (tra cui la villa “La Certosa” di proprietà di Berlusconi), con grave danno per la tutela del nostro patrimonio paesaggistico-ambientale
“Legge ex Cirielli” o salva-Previti (l. 251/2005): oltre a introdurre un regime sanzionatorio eccessivamente rigido nei confronti dei recidivi, tale legge ha modificato la disciplina della prescrizione del reato, così da dimezzare quasi il termine prescrizionale per alcuni delitti (in particolare quelli dei colletti bianchi), consentendo così l’estinzione per prescrizione dei reati di falso in bilancio nel processo “Diritti TV Mediaset” e, probabilmente, di corruzione in atti giudiziari nel processo ”Mills” a carico di Berlusconi. Ancorché dichiarata in parte incostituzionale, la legge – nella parte relativa alla prescrizione – continua ad essere applicata, rendendo oltremodo difficile concludere i processi in tempo utile, con quel che ne consegue in termini di pregiudizio alla corretta amministrazione della giustizia e lesione dei diritti delle vittime
“Legge Pecorella” (l. 46/2006): la legge – dichiarata in larga parte incostituzionale perché ingiustificatamente lesiva delle attribuzioni del pubblico ministero e, quindi, della parità delle parti processuali – ha previsto l’inappellabilità da parte del PM delle sentenze di proscioglimento, con inevitabile pregiudizio dell’interesse all’accertamento dei reati e, in ultima analisi, alla corretta amministrazione della giustizia. E’ ovviamente utile al Presidente del Consiglio, più volte prosciolto proprio grazie a leggi emanate ad hoc
“Lodo Alfano” (l. 124/2008): ha introdotto una causa di sospensione dei processi penali (anche per reati extra-funzionali) nei confronti delle più alte cariche dello Stato – tra le quali il Presidente del Consiglio – ed è stata dichiarata incostituzionale dopo un anno, con sentenza della Corte costituzionale n. 262 del 2009, per violazione, tra l’altro, dei principi di eguaglianza e ragionevolezza e per aver introdotto con legge ordinaria una vera e propria prerogativa immunitaria, che avrebbe richiesto la legge costituzionale
Decreto anticrisi (d.l. 185/2008): ha previsto un aumento dal 10 al 20 % dell’IVA sui servizi di pay-tv, così da danneggiare “Sky Italia”, principale competitore privato del gruppo Mediaset, che verrebbe così indirettamente favorito
Decreto incentivi (d.l. 5/2009): ha previsto un aumento dal 10 al 20 %della quota di azioni proprie suscettibile di acquisto e detenzione in portafoglio da parte di ciascuna società (tale  disposizione è stata utilizzata dalla Fininvest per ampliare il proprio controllo su Mediaset)
Controversie tributarie (d.l. 40/2010, salva-Mondadori): tale provvedimento ha tra l’altro previsto la possibilità di estinguere le  controversie  tributarie  pendenti  innanzi  alla  Corte  di cassazione con il pagamento di un importo pari al 5 per cento del valore della  controversia: la norma è stata proficuamente utilizzata dalla Mondadori, arrecando tuttavia grave pregiudizio all’amministrazione della giustizia e all’accertamento degli illeciti tributari  
Legittimo impedimento (l. 51/2010): la legge ha introdotto una presunzione assoluta di legittimo impedimento (che consente quindi il rinvio delle udienze dibattimentali) nei confronti dei Ministri e del Presidente del Consiglio, invocabile anche mediante una mera autocertificazione della Presidenza. La legge è stata dichiarata incostituzionale nella parte relativa all’autocertificazione e in quella in cui non prevede la possibilità per il giudice di accertare in concreto la concomitanza dell’impedimento invocato con l’udienza.
Molte di queste leggi – e in particolare quelle da ultimo citate – sono state dichiarate incostituzionali, in tutto (lodi Alfano e Schifani) o in parte (leggi Cirielli, Pecorella e sul legittimo impedimento), mentre altre (in particolare quelle che hanno istituito varie forme di condoni) hanno esaurito la loro efficacia. Non potendo più applicarsi, ha dunque poco senso abrogare queste ultime leggi. 
Di contro, è necessario  proporre l’abrogazione di tutte le altre leggi ad personam tuttora in vigore ed applicabili, in quanto lesive in primo luogo del principio di eguaglianza, oltre che di altri, non meno importanti, interessi giuridici. 
Si può infine qualificare come “legge ad coalitionem” la legge elettorale Calderoli del 2006 che, in ragione delle peculiarità delle formazioni politiche nel momento in cui fu emanata, si riteneva dovesse permettere ai partiti della coalizione di centrodestra di ottenere un numero di seggi fortemente superiore rispetto a quanto sarebbe avvenuto con il Mattarellum, sebbene tale legge non abbia avuto altro effetto se non quello di alimentare la frammentazione partitica, ostacolando la formazione di governi stabili, e di privare i cittadini del diritto di scegliere i propri rappresentanti, facendo della fedeltà al vertice del partito il solo requisito di merito per la scelta dei candidati.  
Parimenti, può considerarsi un provvedimento ad coalitionem il decreto legge 5 marzo 2010, n. 29, recante: “interpretazione autentica di disposizioni del procedimento elettorale e relativa disciplina di attuazione” (c.d. salva-liste), che ha cercato di sanare il ritardo nella presentazione delle liste elettorali del PDL per le elezioni regionali 2010 in alcune regioni, con evidente violazione del principio di eguaglianza e con una palese strumentalizzazione della funzione legislativa e del potere.
A2) Gli strumenti dell’emergenza: dal decreto legge alle ordinanze di protezione civile
Lo strumento costituzionalmente previsto per la gestione delle emergenze è il decreto legge che il Governo adotta in casi straordinari di necessità e urgenza, così come indicato dall’articolo 77 della Costituzione. Negli ultimi decenni tuttavia, le trasformazioni che hanno investito il sistema delle fonti normative hanno “relegato” lo strumento “decreto-legge” in un’area ormai estranea all’emergenza trasformandolo in uno strumento ordinario che il Governo utilizza, sempre impropriamente, per l’attuazione del suo programma.
Oggi, lo strumento “tipico” dell’emergenza sembra invece doversi rinvenire nelle ordinanze di necessità ed urgenza, in particolare nelle ordinanze di protezione civile  previste dalla legge n. 225 del 1992, istitutiva della Protezione Civile come servizio permanente della Pubblica Amministrazione.
Già all’indomani dell’approvazione di questa legge, furono sollevati dei dubbi in merito ad alcuni profili di costituzionalità e, in particolare, fu sottolineato che il Governo, ricorrendo allo strumento dell’ordinanza in luogo di quello del decreto-legge forzerebbe la Costituzione sotto diversi profili.
La Corte costituzionale ha comunque riconosciuto la legittimità della disciplina prevista dalla legge n. 225 del 1992 seppure con la previsione di limiti in base ai quali le ordinanze debbono rispondere ai canoni dell’efficacia limitati nel tempo in relazione ai dettami della necessità, dell’urgenza e della adeguata motivazione.
Tuttavia, la tendenza che si è registrata negli ultimi anni è che si stia facendo sempre più spesso ricorso alle ordinanze di protezione civile in aree estranee all’emergenza che, diversamente, dovrebbero esser gestite con strumenti normativi ordinari, ovvero dalle leggi. 
L’esponenziale incremento del numero delle ordinanze emanate a partire dalla loro introduzione nell’ordinamento con legge n. 225 del 1992 è un primo indicatore di questa tendenza degenerativa.
Tab. X. Ordinanze emanate 
Anno n. di OPCM
1994 2
1995 2
1996 1
1997 0
1998 0
1999 0
2000 1
2001 1
2002 40
2003 72
2004 59
2005 99
2006 71
2007 79
2008 87
2009 108
TOTALE 622
Il secondo elemento è costituito dalla trasformazione nel tempo delle ordinanze stesse che, da norme amministrative dal contenuto immediatamente operativo, hanno assunto caratteristiche di norme generali e astratte, proprie invece della legge.
Il terzo elemento riguarda invece l’interpretazione estensiva data dal Governo alla nozione di “evento straordinario di protezione civile”, cioè al presupposto sostanziale, per l’emanazione di ordinanze di protezione civile (art. 2, comma 1, lett. c) della l. n. 225 del 1992). 
Il quarto elemento è infine dato dall’introduzione di alcune norme che, rispetto a quanto previsto dalla legge del 1992, hanno ampliato negli anni successivi l’ambito di intervento delle ordinanze di protezione civile anche ad aree che appaiono estranee all’emergenza.
Come funziona il meccanismo? Le ordinanze di necessità ed urgenza sono atti amministrativi emanati in casi di urgente necessità ed idonei a derogare ad ogni disposizione vigente. Per quanto riguarda, in particolare, le ordinanze di protezione civile, la loro emanazione si attiva al verificarsi di calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, devono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari. A seguito di tali eventi il Consiglio dei ministri delibera lo stato di emergenza, determinandone la durata ed indicando il territorio al quale si applica.
Nel corso della XIV legislatura (2001-2006), il Governo Berlusconi ha ampliato la possibilità per il Presidente del Consiglio dei ministri e per i Commissari delegati di ricorrere alle ordinanze di protezione civile non solo per calamità naturali e catastrofi, ma per tutti quegli eventi che il Consiglio dei ministri, discrezionalmente, stabilisce essere dei “grandi eventi”. Inoltre, ha autorizzato gli interventi all’estero della protezione civile «derivanti da calamità o eventi eccezionali». 
Tale ampliamento dei presupposti sostanziali ha permesso, in concreto, l’intervento con ordinanze in deroga alle norme vigenti, pressoché per qualsiasi tipo di evento, anche estraneo all’area dell'emergenza. 
Le ultime forzature si consumano all’inizio dell’attuale legislatura. Il Governo Berlusconi, ha approvato alcune disposizioni che prevedono ordinanze di protezione civile «per l'attuazione» di decreti-legge, oppure introducono clausole limitative del potere di ordinanza formulate in modo meno stringente rispetto a quanto previsto originariamente. Ma cosa significa esattamente? Con queste ultime novità si è autorizzato espressamente l’esercizio del potere di protezione civile per attuare una fonte del diritto quale il decreto-legge che, come si è visto, ha ormai perduto nell'evoluzione degli ultimi decenni la natura di strumento «tipico» per provvedere alle situazioni di emergenza. 
La perla arriva, però, sempre nel corso dell’attuale legislatura. All’inizio del suo mandato (maggio 2008), il Governo Berlusconi, ha provveduto a depotenziare il meccanismo dei controlli nei confronti delle ordinanze di protezione civile.  Già per loro natura, le ordinanze non sono sottoposte né al controllo da parte del Parlamento, né del Presidente della Repubblica, né da parte della Corte Costituzionale. Con tale ultima norma si è disposta infine la sottrazione delle ordinanze di protezione civile anche al controllo preventivo di legittimità della Corte dei Conti, con efficacia retroattiva. 
Se la necessità e l’assoluta urgenza di agire potrebbero giustificare la sottrazione al controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti delle ordinanze di protezione civile da adottare in attuazione di interventi di emergenza, tale sottrazione è assolutamente ingiustificata se riferita alle ordinanze per la gestione dei «grandi eventi», in quanto del tutto estranei all’area dell’emergenza.
L’abnorme espansione degli ambiti di intervento della protezione civile ha avuto come conseguenza l’incontrollata nomina di commissari delegati, il cui numero esatto, ad oggi, sfugge a qualsiasi stima precisa. I Commissari delegati gestiscono le situazioni più disparate (terremoto in Abruzzo, eventi atmosferici, esplosioni, gestione dei rifiuti, traffico autostradale, rischi idrogeologici, risanamento lagune, inquinamenti, eventi vulcanici, immigrazione irregolare, campi nomadi…) per non parlare della gestione dei “grandi eventi” per i quali si utilizzano le ordinanze per gestire ad esempio le visite papali, l’anno giubilare paolino, il G8, i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, mondiali di nuoto, ecc…
Il Commissario delegato si sostituisce all’amministrazione commissariata e agisce con poteri e finanziamenti straordinari, che possono essere aggiuntivi o frutto di spostamenti o di riassegnazioni di risorse già esistenti, con la possibilità di derogare a numerosissime leggi dello Stato. In particolare, le deroghe più frequenti incidono sulla normativa riguardante:
appalti di lavori, servizi e forniture e altri contratti pubblici;
conformazione e pianificazione di beni immobili o del territorio (ad esempio i procedimenti urbanistici e procedimenti di espropriazione):
 la disciplina del rapporto di impiego alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni e dei contratti collettivi;
disciplina generale del procedimento amministrativo e altre ancora, a seconda delle materie di cui si tratta.
La fagocitazione da parte della Protezione Civile di tutti questi settori estranei all’emergenza ha trasformato lo strumento del Commissario delegato, utile nei casi di reale emergenza, in uno strumento quantomeno improprio per la gestione di quello che potrebbe essere considerato l’“ordinario”. La gestione commissariale, da strumento eccezionale, si è stabilizzata diventando essa stessa motivo e giustificazione di proroghe dello stato di emergenza che, in alcuni casi, è arrivato a durare anche più di 10 anni. Originariamente i commissari delegati erano nominati principalmente all’interno dell’amministrazione statale (i prefetti), oramai, invece, la tendenza, è quella di nominare commissari delegati gli stessi amministratori locali (Presidenti di regione, province, sindaci…). Questo significa che il regime straordinario, nell’ultimo decennio, si è insinuato nel tessuto amministrativo ordinario fino ad immedesimarsi con esso e a sostituirlo, creando una vera e propria amministrazione “parallela” che agisce in deroga, con poteri eccezionali e priva di controlli.
Ovviamente bisogna chiedersi quali siano le ragioni profonde che determinano l’inefficienza delle amministrazioni ordinarie “sostituite” che sovente operano in condizioni di sottodotazione organica, di norme e di finanziamenti inadeguati. In quest’ottica, il limite tra la reale necessità dell’ intervento emergenziale e l’esproprio di funzioni ordinarie a favore di commissari di nomina governativa è molto labile. 
E’ evidente quindi che, per la sua abnorme estensione ai più svariati ambiti di intervento, per gli straordinari poteri in deroga alla normativa vigente e per i finanziamenti straordinari, il sistema della gestione commissariale di questioni “ordinarie” sia ormai degenerato creando un sistema di amministrazione “parallela”, priva di qualsiasi controllo e sotto la diretta gestione del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Eppure, gestire le emergenze – quelle vere – e i grandi eventi con l’amministrazione ordinaria e delegando i poteri al territorio è possibile. Si possono citare alcuni casi virtuosi recenti:
  il terremoto che colpì le Marche e l’Umbria nel 1997 è un esempio di come si possano utilizzare strumenti straordinari nel momento in cui effettivamente servono e strumenti ordinari per la fase post-emergenziale. Nel caso di Marche e Umbria la ricostruzione è avvenuta utilizzando gli strumenti ordinari, la legge, e con la partecipazione ampia e condivisa delle Regioni e degli enti locali interessati. Il processo normativo della ricostruzione è iniziato con l'emanazione di una serie di ordinanze ministeriali per far fronte alla fase di prima emergenza e per dare avvio all'attività di ricostruzione. Successivamente, un decreto-legge, convertito in legge n. 61/98 dal Parlamento, ha stabilito i criteri guida della ricostruzione, affidando però poi alla Regione il compito di fissare le norme di dettaglio. La Regione ha successivamente emanato proprie leggi per programmare e coordinare l’intera attività ricostruttiva, demandando agli Enti Locali le singole fasi attuative. 
  Un altro esempio positivo riguarda la gestione del Giubileo a Roma nel 2000, un “grandissimo” evento che ha visto la partecipazione di quasi 30 milioni di persone e che è stato realizzato senza ricorrere a poteri straordinari. Anche in questo caso tutto fu preparato seguendo la legislazione ordinaria, senza norme speciali per accelerare procedure o derogare a leggi, vincoli e controlli e i risultati furono un vanto per l’amministrazione della Capitale e per tutto il Paese, con cantieri chiusi puntualmente e con la massima sicurezza.
Occorre quindi riportare, attraverso iniziative legislative  ed un richiamo al rigore dei comportamenti delle amministrazioni responsabili, le azioni di emergenza allo spirito della sentenza della Corte Costituzionale sulla legge 225 del 1992, utilizzando l’amministrazione ordinaria e realizzando ordinanze solo nei casi di effettive, comprovate e specifiche situazioni di emergenza.
 

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commenti

#3  Giovanni Lentati, 30/11/2011

Prima di toccare le pensioni di anzianità, compresa l'estensione della soglia oltre i 40 anni, è indispensabile intervenire pesantemente con normative adeguate contro l'evasione fiscale e la corruzione. Le pene per evasione e corruzione dovrebbero essere pari a quelle previste per i reati più gravi dal nostro codice penale (la proposta di intervenire sul diritto di voto proposta dalla Merkel fa ridere i polli!!). Mi aspetto che il PD tenga duro sulla soglia dei 40 anni.

#2  adolfo veri, 26/7/2011

il mio commento è ovvio ma ifficile. fare di tutto per eliminare questa normativa di privilegi ad personam che fa dell'unto un intoccabile.

#1  giuseppe ciancio, 30/6/2011

Occorre abolire il rimborso elettorale. Questo infatti costituisce un altro elemento di attrazione alla politica per meri scopi di lucro. Occorre inoltre introdurre per legge un limite temporale massimo per incarichi pubblici.(esempio 10 anni) La democrazia si fonda sul ricambio e non su incarichi a vita. Gli incarichi a vita , con trasmissione agli eredi, è una caratteristica delle non democrazie(Timocrazie,Teocrazie, Oligarchie fascio-comuniste,Dittature,Partitocrazie,ecc)

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