Posizione PD

La sicurezza come diritto di libertà

Sintesi della Proposta approvata dall'Assemblea nazionale Roma 2011

pubblicato il 29 marzo 2011 , 4935 letture
1. Un sistema integrato di sicurezza
Prevenzione internazionale e controllo esterno.  Oltre alla cooperazione sui territori esteri nei quali i soldati italiani sono impegnati ed alla raccolta delle informazioni necessarie a garantire la sicurezza nazionale, sarà importante costruire percorsi di inclusione sociale per tutti coloro che decidono  –  nel rispetto delle leggi - di entrare a far parte di una comunità rispettandone le norme e potendone divenire a quel punto membri a pieno titolo.
Il ruolo dell’Unione Europea in un quadro di responsabilità condivisa. Per aumentare la sicurezza dei cittadini è necessario aumentare la cooperazione tra gli stati membri attraverso: un modello europeo di informazione per potenziare la capacità di analisi strategica e di cooperazione operativa; la formazione degli operatori della sicurezza tramite programmi di scambio; l’istituzione di un fondo per la sicurezza interna per sostenere la ricerca; il maggior utilizzo di Europol nelle operazioni transfrontaliere; lo sviluppo di un centro di cooperazione doganale e di polizia che sono i  presupposti necessari per affrontare una criminalità ormai globalizzata.
La condizione essenziale di sicurezza: una grande alleanza tra Stato e Comuni.  
Il PD ritiene che tutti i soggetti istituzionali debbano essere coinvolti per evitare  sovrapposizione e confusioni di ruoli costruendo un sistema integrato di sicurezza, che funzioni sul modello dei Patti per la Sicurezza dal Governo Prodi. Il coordinamento tra le competenze nazionali, regionali e comunali è garantito da prefetti e questori. I sindaci presidiano i territori amministrati. Un modello integrato per difendere il diritto alla sicurezza si attua utilizzando una struttura cooperativa degli interventi di contrasto all'insicurezza coinvolgendo tutti gli attori istituzionali nella committenza e tutte le forze di polizia nella attuazione: dalla polizia di stato in tutte le sue articolazioni, fino alle polizie locali o di comunità che vanno opportunamente valorizzate, fino al cittadino attivo e al cittadino violato considerando in questo senso, anche gli interventi di aiuto alle vittime di reati.
Amministrare città sicure, rigenerando i tessuti urbani. Il PD giudica fondamentale attuare la riforma costituzionale federalista del 2001. Per questo serve una Legge statale che disciplini le forme di coordinamento tra Stato e Regioni, che stabilisca in modo uniforme a livello nazionale gli ambiti amministrativi della polizia locale. Lo Stato, in accordo con le autonomie locali, deve adottare un Piano nazionale per finanziare le iniziative delle Regioni e dei Comuni in materia di prevenzione e assistenza sociale contro il consumo di droga, di alcool, la prostituzione, lo sfruttamento minorile e per fare investimenti in informazione, educazione, socializzazione. Vi sono anche altri temi, si pensi ad esempio alla violenza sulle donne o alla violenza negli stadi, che sono campi di intervento decisivi per un'efficace politica di sicurezza urbana e di contrasto alla percezione di insicurezza nella popolazione. In questi ambiti e nel rispetto delle prerogative di legge, Il Sindaco nel ruolo di rappresentante di comunità,  e' giusto che compensi vuoti normativi con l'utilizzo di ordinanze circoscritte.

2. Un nuovo modello di sicurezza per l’Italia
Gli organici e il funzionamento delle forze dell’ordine. Bisogna definire con chiarezza le modalità d’impiego e le responsabilità delle varie forze oggi esistenti. Bisogna poi mettere mano al ringiovanimento ed al rafforzamento degli operatori di pubblica sicurezza. Gli interventi più urgenti sono: liberare agenti potenzialmente operativi dalle attività burocratiche e non operative; per assumere nuovi agenti ritornare anche ai concorsi pubblici prevedendo l'assunzione di agenti di origine straniera o di seconda generazione per favorire un modello di ordine pubblico adeguato ad una società sempre più multiculturale; adeguare le piante organiche degli operatori impegnati nelle attività di pubblica sicurezza; integrare il personale civile di supporto per le funzioni amministrative, contabili e patrimoniali.

3. Legalità e certezza della pena
Le economie criminali sono la frontiera avanzata della lotta alle mafie.  Gli interventi da realizzare sono chiari, sul lato politico: incandidabilità in caso di sentenze di primo grado per reati di mafia e la perdita del diritto a rimborsi elettorali in caso di elezioni di candidati che risultino condannati per reati collegati alla criminalità organizzata 
Sul lato di contrasto: rendere subito operative le norme sulla tracciabilità dei flussi finanziari negli appalti pubblici, estendendo le stesse norme anche ai subappaltatori e ai subcontraenti; incrementare gli accessi delle forze di polizia e degli ispettori del lavoro nei cantieri; introdurre il reato di autoriciclaggio; aumentare i controlli per gli intermediari finanziari che spesso nascondono attività di usura e di riciclaggio di capitali illeciti; applicare in modo rigoroso la Legge 310/1993 che obbliga a comunicare alle questure tutti i trasferimenti di proprietà e di gestione dei terreni e servizi commerciali per monitorare in modo rapido e costante i passaggi di proprietà sospetti.
La certezza della pena.  I provvedimenti da prendere sono: costruire una serie di nuovi e moderni istituti penitenziari; aprire una riflessione accurata su nuove tipologie di pena meno costose e più rieducative; ripensare la Legge Fini-Giovanardi sui tossicodipendenti. 
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